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6 ottobre - 3 dicembre 2000
Massimo Lippi L'orma del Foco Lo scultore espone un'ampia rassegna di opere, testimonianza della sua originale ricerca attraverso la poesia e la figurazione plastica, e, soprattutto, dell'intenso e antico rapporto con la sua terra e le sue radici legate profondamente alla Val d'Arbia e alla Grancia fortificata di Cuna. La sua arte attinge dal repertorio vasto del mondo contadino e agricolo, recuperando materie e forme incontrate durante la sua infanzia, tra la sua gente, cariche di emozioni: legni , rottami di carri per buoi, nidi di rondine, imbuti per l'olio e il vino. Ma anche lampadine, cavi elettrici, circuiti stampati di plastica, anch'essi resti di vissuto e di quotidiano recuperati nelle case e nella campagna intorno a Cuna. Le crete senesi, il legno, la cera d'api, il bronzo, il carbone, la pietra, la terra cotta "i bagliori e avanzi del costume antico", come Lippi sottolinea in una sua lirica, prendono senso e rinnovato vigore per ridare alla visione interiore la grazia e la potenza che è propria dello spirito; sottile e raffinato lavoro per conferire all'esperienza tattile un puro richiamo ai valori che trascendono e al contempo esaltano la materia. Questo profondo legame con la terra e con gli antichi abitatori della Val d'Arbia, gli Etruschi, che Lippi identifica come progenitori della sua arte e della sua poesia, è esaltato dal dialogo costante che le opere dell'artista hanno con i sarcofagi, i vasi di pietra e terracotta ancora esposti nelle sale del Museo Archeologico. Amnon Barzel curatore della mostra, privilegia dell'artista quel carattere mistico e di primitiva "forza tellurica", in bilico tra la civiltà del passato e la sofferta stagione del presente. Il critico rintraccia in lui anche le minime e felici orchestrazioni di accordi in quella intuitiva armonia dello spazio e talvolta in dissonanze espressive con le più rigorose leggi del comporre, ma l'artista è sempre ricco di sorprese e di fervida immaginazione. Ne risulta un continuo gioco di equilibri tra fantasia e memoria; evocazioni sfuggenti e rinvii all'altra più urgente e necessaria conoscenza del vero, come possibile iniziazione al puro canto. Massimo Lippi è anche poeta. Nato a Ponte a Tressa nel 1951, alle porte di Siena, proprio vicino al suo studio, situato all'interno della grancia di Cuna, una delle più importanti e suggestive tra le numerose fattorie fortificate appartenute in passato al Santa Maria della Scala, che sarà aperto durante il periodo della mostra. L'artista ha pubblicato tra i Nuovi Poeti Italiani, (2, Einaudi, Torino 1982), e successivamente nella collana All'Insegna del Pesce d'Oro di Vanni Scheiwiller: Non Popolo mio, con prefazione di Franco Fortini (1999) e Passi il mondo e venga la Grazia, (1999) con prefazione di Giovanni Raboni. Con questo volume Lippi è stato finalista al Premio Viareggio. La mostra è realizzata con il sostegno della Banca Monte dei Paschi di Siena.
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| Spedale di Santa Maria della Scala |