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12 luglio - 8 settembre 2002
Ascoltar con gli occhi Daniele Lombardi e Francesco Pennisi compositori e artisti visivi Daniele Lombardi ha da sempre avuto un profondo interesse per una idea multimediale dell'arte. La doppia formazione di studi, musicali e visuali lo ha posto in una dimensione che ingloba segno, gesto e suono in una sola idea di percezione molteplice, tra analogie, contrasti, stratificazioni e associazioni. Dal 1969 ha prodotto disegni, dipinti, computer graphics, video che sono frutto della transcodifica in immagini di un pensiero musicale, come una visualizzazione di energie che stanno a monte del suono stesso, come potenziale divenire. Questa mostra, curata da Omar Calabrese, testimonia il suggestivo percorso musicale e visuale di Daniele Lombardi e copre un arco di trent'anni, un lungo periodo nel quale anche l'approfondimento sulle avanguardie storiche del Novecento lo ha portato a considerare la tensione verso la simultaneità, tipica dei primi anni del secolo scorso, come un inesorabile arrestarsi del flusso temporale in uno spazio fermo. Fin dagli anni settanta Lombardi tentava di fermare nell'immagine dipinta figure fantasmatiche, una musica silenziosa che appariva come una energia interiore, ancor prima di essere suono, una istantanea del divenire, come il lampo che precede il tuono. Il comportamento della materia visiva, forme e colori, può rispondere a delle leggi organizzative soltanto equivalenti a quelle della composizione musicale: equivalenti e non analogiche, in quanto ormai la psicologia della percezione ha messo in evidenza come lo spazio-tempo visivo e quello sonoro, pur complementari, si riferiscano a due mondi che sviluppano convenzioni diverse: fatto che mette in luce i limiti di un'aspirazione che illuse oltre realtà possibili gli artisti degli inizi del Novecento. Non si tratta per Lombardi di vedere la musica con gli occhi secondo una puntuale corrispondenza tra diagrammi visivi e la loro esecuzione: l'artista costruisce infatti delle mappe utopiche dentro le quali il viaggio è un'avventura libera, a volte senza percorsi obbligati, che richiede una forte sensibilità e senso di astrazione alla persona che la intraprende, come se entrasse in un labirinto, inaspettato, ingannevole. L'arbitrario e il soggettivo sono infatti la misteriosa dimensione che sfida chi vi si accosta. Francesco Pennisi, recentemente scomparso, è stato un compositore e un artista fra i più significativi degli ultimi cinquanta anni. In margine al pentagramma nasce dalla necessità di esprimere una interazione costante fra segno e suono, quando il bisogno del musicista di impaginare e scrivere con nuovi segni e la sparizione della figura del collaboratore copista, avvicina l'artista stesso a nuovi mezzi espressivi. Compaiono così, accanto al pianoforte, il tecnigrafo, il normografo, le differenti penne ad inchiostro di china, la carta da lucido e la partitura, da sempre solo frutto dell'espressione musicale, assume ora una indipendente eleganza formale. Pennisi esalta lo stretto rapporto fra uomo e natura, fra l'esperienza conoscitiva e la forza originaria degli eventi naturali. Così nella sua opera appare un mondo fantastico e immaginario, un mondo sensibile e raffinato ricco di visioni oniriche in cui si fondono il vegetale con l'animale, l'irrilevante e l'universale. Alcune delle opere sono state realizzate per la sua prima esperienza di teatro musicale Sylvia Simplex (Biennale di Venezia, Teatro di Palazzo Grassi, 1972), dove l'artista esprime la sua doppia valenza di compositore e di pittore: gli uccelli appartengono ad una realtà tanto naturalistica quanto astratta e meccanica e diventano un insieme di marchingegni per volare. La sequenza delle immagini e delle parole si arenano nella musica che interviene ad esprimere il malessere e la sfiducia in una realtà sempre più illusoria. La mostra, curata da Jade Vlietstra, presenta opere pittoriche e grafiche: quelle realizzate per la rappresentazione teatrale Descrizione dell'Isola Ferdinandea (su proprio testo), le immagini che accompagnano il ciclo Carteggio (per flauto, violoncello e clavicembalo) pubblicate in due libri Deragliamento (1984) e Paesaggi di memoria inattendibile (1994), e le illustrazioni per Giona e il Leviatano di Giacoma Limentani (1993). |
| Spedale di Santa Maria della Scala |